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Venerdì 1 Luglio 2011
La Cassazione: diritto di mantenimento anche ai figli con posto fisso
L'era dei cosiddetti "bamboccioni" potrebbe non finire mai. Oggi dalla parte degli eterni Peter pan si schiera anche la Cassazione con una sentenza che sta gia' facendo molto discutere. Non basta, infatti, il posto fisso - o, comunque, una busta paga regolare - a rendere i figli autonomi dalle loro famiglie. Ne' a esonerare i padri separati dal versare l'assegno di mantenimento. Per mettere fine all'esborso mensile, infatti, l'impiego - dicono i supremi giudici - deve essere consono alle aspettative maturate con il titolo di studio, anche quando si tratta di un diploma e non solo in presenza di una laurea prestigiosa. Per di piu' la retribuzione dei figli, anche se quella prevista dalla legge, deve essere di una certa consistenza.

Il mantenimento continua in attesa che arrivi l'occasione giusta. Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, lo stipendio di 600 euro per un lavoro fisso part-time di una ragazza, che vive ancora con la madre senza pagare l'affitto, non esimono il padre, anche se pensionato, dal versare il contributo mensile. La Cassazione ha respinto il ricorso di Antonio R., un artigiano in pensione di Perugia, stufo di versare 150 euro mensili per la figlia venticinquenne, dato che la ragazza da tempo ha un posto fisso, come commessa part-time e uno stipendio, appunto, di 600-650 euro al mese. Ma dal momento che Teresa ragioniera, per la Cassazione, l'impiego non e' adeguato al titolo di studio e Antonio deve rassegnarsi. Nel mercato del lavoro, osservano i supremi giudici, la mansione di ragioniera non e' piu' richiesta come una volta, quindi e' necessario aspettare l'occasione giusta. Inoltre una simile busta paga non rende autosufficienti, anche se si vive ancora con la mamma.

Il lavoro del figlio? Deve essere adeguato alle aspettative. "L'obbligo di versare il contributo per i figli maggiorenni cessa solo quando il genitore riesce a provare che hanno raggiunto l'indipendenza", rileva la Cassazione, "percependo un reddito corrispondente alla professionalita' acquisita in relazione alle normali condizioni di mercato". Solo se il genitore dimostra che il figlio si e' "sottratto volontariamente allo svolgimento di una attivita' lavorativa adeguata", allora puo' bloccare il mantenimento. Inutile il tentativo di Antonio di far presente che con la pensione, il suo reddito si e' assottigliato e non certo colpa sua se Teresa "si era rifiutata" di proseguire l'attivita' paterna. L'uomo si deve accontentare del fatto che in primo grado, il Tribunale, ha dimezzato gli originari 300 euro di assegno. Per quanto riguarda in concetto di autosufficienza, la Cassazione spiega che "deve essere accertata anche sulla base di una corrispondenza, quanto meno tendenziale, fra le capacita' professionali acquisite e le reali possibilita' offerte dal mercato del lavoro, tenendo naturalmente conto, dell'assenza di colpevoli inerzie o rifiuti ingiustificati e, soprattutto, dell'entita' dei proventi dell'attivita' esercitata nella ragionevole attesa di una collocazione nel mondo del lavoro adeguata alle capacita' professionali e alle proprie aspirazioni, se ed in quanto concretamente e meritevolmente coltivate, nonche' prive di qualsiasi carattere velleitario".

FONTE: inail.it
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