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Mercoledì 18 Febbraio 2015
Pensioni. Contributi in banca, darebbero fino al doppio dello stipendio
Uno studio basato su dati Inps, Istat ecc dimostra che se gli italiani avessero messo in banca i loro contributi per la pensione, le loro pensioni sarebbero da una volta e mezzo al doppio dell'ultimo stipendio. I Governi in Italia massacrano di tasse e tagli le pensioni, che sono invece il vero ammortizzatore sociale di questi tempi di crisi.

MILANO – Le pensioni sono diventate i veri ammortizzatori sociali dell’Italia della crisi. Tutti i Governi degli ultimi anni, da Berlusconi a Monti, a Letta le hanno massacrate in tutti i modi dalle tasse ai congelamenti ai tagli. Per il Governo italiano le pensioni sono un tesoro nascosto e illecito da saccheggiare: eppure se gli italiani avessero messo quei soldi in banca o in una assicurazione oggi godrebbero di pensioni molto più alte, da una volta e mezzo al doppio dell’ultimo stipendio.

A queste conclusioni porta lo studio, che in 2 pagine riassume i concetti salienti che tutti dovrebbero conoscere per sfatare dicerie, chiarire in modo inequivocabile alcuni concetti sulle pensioni contro una serie di equivoci e “leggende metropolitane” sul sistema pensionistico italiano, diffuse ad arte per creare una “categoria bersaglio”. Emerge la reale situazione dei pensionati e del loro importante ruolo di “ammortizzatore sociale” nel nostro paese sopratutto in un periodo di crisi come questo.

I concetti qui sviluppati sono basati su dati ufficiali (INPS, ISTAT etc.) così da avere una solida base di valutazione. Su questi dati sono state fatte elaborazioni (facilmente verificabili) e si è arrivato alle sintetiche conclusioni esposte di seguito:
1. Il costo lordo delle pensioni è di 270 Mld € ma 66 Mld € ritornano allo Stato come IRPEF per cui il costo netto delle pensioni è di soli 204 Mld €

2. La tassazione è la più alta dell’UE: una pensione di 3 volte il minimo (1500€/lorde mese) è tassata per 4000 € in Italia, 39 € in Germania, 1005 € in Francia, 1391 € in Inghilterra, 1836 in Spagna; per questo motivo (sul netto) il costo del sistema pensionistico italiano scende al 4° posto in EU.

3. Dal 1996 a oggi: per ben 13 volte è stata decurtata l’indicizzazione ISTAT al costo della vita, con un effetto PERMANENTE per tutta la vita pensionistica. L’effetto globale di questa decurtazione ammonta a qualche centinaio di Mld €.

4. a. Il pensionato aiuta i figli adulti in difficoltà economiche precari, disoccupati o in cerca di occupazione.
b. Il pensionato compra ai figli adulti la casa di abitazione (con i risparmi già tassati)
c. Il pensionato paga il mutuo della casa dei figli.
d. Il pensionato contribuisce alle spese per i nipoti (vestiario, asilo, mensa, pediatra, medicine etc).
e. Il pensionato accoglie in casa propria e aiuta i figli separati (perdita alloggio, assegno al coniuge)

LE PENSIONI SONO DIVENTATE I VERI AMMORTIZZATORI SOCIALI
5. Un calcolo semplice dimostra che se si fossero investiti in banca al TUS medio tutti i contributi versati all’ INPS in 40 anni di lavoro; per riottenere in 20 anni di vita pensionistica la cifra versata tenendo conto dell’ammortamento della moneta e degli interessi bancari, si dovrebbero avere pensioni rapportate all’ultima retribuzione come da tabella:

Retribuz lorda iniz/Retr. lorda finale Pensione lorda annua / Retr. lorda finale
1/6 150,6 %
1/5 154,7 %
¼ 160,9 %
1/3 171,2 %
½ 191,8 %
Quest’ultimo calcolo smentisce nella maniera più clamorosa tutta la teoria del retributivo/contributivo.
6. Se invece di versare obbligatoriamente all’INPS i contributi, si stipula una polizza vita privata, alla morte del titolare l’intero ammontare del premio in liquidazione va al superstite invece che una % in funzione del reddito del superstite.

7. Dopo il Tribunale di Palermo (ordinanza 6/11/2013) e la Corte dei Conti della Regione Liguria (ordinanza 25/7/ 2014) anche la Corte dei Conti della Regione Emilia Romagna con due ordinanze 13/5/2014 (pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Corte Costituzionale n° 41 dell’1/10/2014) ha sollevato “eccezione d’incostituzionalità” delle norme che, vigente il Governo Monti, hanno disposto per il biennio 2012-2013 il “blocco della rivalutazione automatica delle pensioni d’importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS” (art. 24, comma 25, del D.L. n° 201/2011, convertito nella legge n° 214 del 2011). Secondo i giudici rimettenti sarebbero violati i principi di uguaglianza, di proporzionalità e adeguatezza della retribuzione anche differita (pensione) nonché della garanzia previdenziale, della capacità contributiva e del concorso di tutti i cittadini alle spese pubbliche quali sanciti dalla nostra Costituzione.
Sarebbero violati anche taluni principi sanciti dalla Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo (diritto dell’individuo alla libertà e alla sicurezza; diritto di non discriminazione; diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente; diritto alla protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale; diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali).
Su ciascuno di questi punti c’è molto da riflettere prima di azzardare una qualsiasi azione volta a decurtare il valore di quel bene prezioso che sono le pensioni italiane.
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