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Venerdì 21 Luglio 2017
Pensioni: si pensa all'assegno minimo di 650 euro per i giovani
E' una delle proposte in discussione sul tavolo tra governo e sindacati. Trattamento previdenziale con minima a 650 euro per chi ha 20 anni di contributi con la possibilità di arrivare fino a 1000.

Pensioni, per i giovani si pensa ad un assegno minimo da 650 euro. Continuano le riunioni e gli incontri tra i sindacati e gli esponenti del governo. Ieri si è discusso di pensioni durante il seminario organizzato dal Partito democratico 'Non è una pensione per giovani - Rapporti tra generazioni e riforma del sistema previdenziale', direttamente al Nazareno, che ha registrato le presenze del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, del vicesegretario del Pd Maurizio Martina e del responsabile per il lavoro nella segreteria del Pd Tommaso Nannicini.

Pensione giovani, un assegno da 650 a 1.000 euro
In particolare, tra le proposte in discussione emerge quella prospettata dal consigliere economico della presidenza del Consiglio, Stefano Patriarca che ha illustrato l'ipotesi di una pensione contributiva minima di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi. Come riporta Adnkronos, basterebbe «introdurre anche nel sistema contributivo l'integrazione ad un minimo presidenziale come c'è attualmente nel sistema retributivo». Dunque la struttura «potrebbe essere pari all'attuale minimo complessivo dell'assegno sociale, pari a 650 euro mensili per 20 anni di contributi e potrebbe essere legata in modo parziale alla presenza sul mercato del lavoro». Si tratterebbe di 650 euro mensili che possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno di contribuzione superiore al ventesimo fino a un massimo di mille euro e l'assegno potrebbe valere anche per gli anticipi. La conseguenza è che l'integrazione a un minimo previdenziale come nel retributivo determinerebbe anche un tasso di sostituzione per una carriera piena (40 anni di contributi) pari al 65% della retribuzione media netta.

Pensione di garanzia giovani, a chi è rivolta
Una pensione di garanzia che presta attenzione alle fasce deboli, come le donne, e rivolta a chi svolge lavori faticosi. Queste sono state le linee guida che i Democratici stanno vagliando, sotto l'occhio attento di tutti i sindacali di per passare alla 'fase due' della riforma previdenziale.

Al seminario si è registrato, a conferma di questo evidenziato, l'intervento di Nannicini, che ha evidenziato come «il Pd farà una proposta, che studieremo e approfondiremo, sulla pensione di garanzia per i giovani, con un reddito minimo» e per «rivedere il meccanismo di adeguamento automatico dell'età pensionabile» con soluzioni diverse per tra chi sta totalmente nel contributivo e chi no, tenendo conto anche «delle diverse aspettative di vita» come previsto nel verbale d'intesa sulla fase uno visto che non tutti i lavori sono uguali.

Sulla riduzione delle penalizzazioni per donne e giovani è intervenuto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, cristallizzando così gli obiettivi dei nuovi interventi del governo sulle pensioni. A proposito delle domande sull'Ape sociale, il ministro ha chiarito che le richieste mostrano come le donne abbiano difficoltà a «raggiungere 30 o 36 anni di contributi». L'altro tema, precisa, «sono i giovani con carriere discontinue». Dunque l'idea è trovare uno strumento, ha specificato, che possiamo chiamare «pensione di garanzia o come vogliamo».

Fonte StudioCataldi
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