Il Ministero delle Finanze risponde a una recente interrogazione decretando l'illegittimità della maggior parte dei calcoli eseguiti dai Comuni. Ora si scateneranno i rimborsi.
Nel question time che si è svolto in Commissione finanze alla Camera è emerso che nella Tares e, quindi, anche nella Tari che la ha sostituita da qualche anno, il computo della parte variabile della tariffa va fatto una sola volta e considerando complessivamente tutta la superficie dell'utenza, comprese quindi la parte abitativa e le pertinenze che sono situate nello stesso Comune.
Il calcolo della Tari Il calcolo della Tari, infatti, deriva da due quote: una quota fissa che è connessa ai metri quadrati dell'immobile e una quota variabile, mutevole a seconda del numero dei componenti della famiglia.
Come è finalmente emerso in maniera palese dal question time, il calcolo corretto è fatto prima sommando i metri quadrati e poi applicando le tariffe. Peccato, però, che in Italia è frequente che le pertinenze siano divise dall'abitazione e che la quota variabile sia quindi applicata per tutte le pertinenze singolarmente, con conseguente moltiplicazione dell'importo complessivo della tassa.
I rimborsi Le modalità illegittime di calcolo della Tari sono purtroppo molto diffuse nei Comuni della penisola e assumono diverse declinazioni, nella maggior parte dei casi incidendo in maniera significativa sulle tasche dei cittadini.
È molto probabile, quindi, che a seguito della recente risposta ministeriale si moltiplicheranno le richieste di rimborso e i ricorsi ai giudici tributari in caso di riscontro negativo.
Di certo, i riscontri dei Comuni alla risposta del Mef sono attesi con grande ansia dai cittadini. La presa di posizione, tuttavia, non è affatto agevole per gli enti locali, per le conseguenze in termini di costi che sia l'una che l'altra opzione possono comportare.
In allegato la circolare MEF del 20/11/2017 ed il modello da utilizzare per le istanze di rimborso da presentare ai Comuni.
Fonte: StudioCataldi
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